La brochure della masterclass

Agile Team Coaching

Prossima edizione: 14/1/2027

Durata: 10 incontri ogni due settimane da 2,5 ore l’uno in videoconferenza

Certificazioni: ICAgile ICP-ACC + 40 Ore CCE ICF (In attesa di approvazione da ICF)

Ho gestito decine di progetti e team estesi prima di incontrare l’Agile Coaching. Funzionava — ma non sapevo perché, e quando qualcosa andava storto non sapevo dove guardare. Unire le metodologie Agile alle competenze ICF mi ha dato qualcosa che non avevo: un metodo per accompagnare un team verso le alte prestazioni. Non per intuito. Per competenza.

 

Mauro AG Beretta
Agile Coaching
il libro

Il libro che ha ispirato la masterclass

Diventa un Agile Team Coach Certificato ICAgile per allenare team verso l’eccellenza.

Scopri il libro e manuale per comprendere  la profondità dei contenuti.

Portare il coaching dentro i team
non è automatico.

Quanti team hai visto lavorare in “modalità Agile” senza essere davvero agili? Standup ogni mattina, board pieni di post-it, sprint che si rincorrono. Eppure le decisioni restano bloccate, il valore arriva in ritardo e le persone si sentono ingranaggi di un sistema che non capiscono.

Il problema non è il framework. È che manca qualcuno capace di accompagnare il team a lavorare davvero insieme. Non dando soluzioni, ma creando le condizioni perché il team trovi le proprie.

L’Agile Coach fa esattamente questo. E lo fa padroneggiando quattro posture professionali — coaching, mentoring, training e consulting — sapendo quale usare, quando e perché. La maestria non consiste nel mescolarle: consiste nel sapere dove ci si trova, quale responsabilità si sta assumendo e perché conta.

Questo corso prepara alla certificazione internazionale ICP-ACC di ICAgile — uno dei riconoscimenti più autorevoli per chi vuole accompagnare team e organizzazioni verso modi di lavorare più collaborativi, adattivi e orientati al valore. E, per chi proviene dal coaching ICF, rappresenta qualcosa di più: un nuovo territorio professionale nel quale portare competenze già solide.

Non una certificazione da aggiungere al curriculum. Un nuovo territorio professionale nel quale portare le competenze che già possiedi.

Per chi viene dal coaching ICF, diventare Agile Team Coach significa portare ciò che sai già fare in un mercato aziendale più ampio.

Per un coachi ICF, non significa
ricominciare da zero.

La postura di coaching è la competenza più difficile da sviluppare nell’Agile Team Coaching. Ed è esattamente quella in cui, chi ha completato una formazione Level 1 ICF o equivalente, parte con un vantaggio reale.

Presenza, ascolto, domande, consapevolezza e responsabilità non si imparano leggendo un manuale operativo. Richiedono studio, pratica osservata e un’identità professionale coerente. Chi proviene dal coaching le porta già con sé. Nel passaggio all’Agile Coaching queste competenze non vengono abbandonate: vengono portate in una realtà più complessa — il team, con le sue relazioni, le sue tensioni, i suoi automatismi e la responsabilità condivisa rispetto ai risultati.

Il corso permette di integrare ciò che il coach sa già fare con nuove capacità: comprendere le fasi di sviluppo del team, riconoscere ciò che ne ostacola la collaborazione, conoscere principi e pratiche Agile e accompagnare il gruppo verso una maggiore autonomia.

Per un coach formato secondo gli standard ICF, l’Agile Coaching è anche una leva di sviluppo commerciale concreta. Allarga il mercato potenziale, apre l’accesso ad aziende e società di consulenza e consente di completare l’offerta con servizi rivolti a team e organizzazioni. Non è una promessa di clienti facili. È la possibilità di essere rilevanti per un numero molto più ampio di interlocutori, bisogni e progetti.

Un corso che comincia
prima della lezione.

Il percorso comprende dieci incontri online, seguendo la metodologia della flipped classroom: prima di ogni incontro acquisisci il linguaggio e le cornici di riferimento. In aula porti dubbi, casi ed esperienza: analizzi, sperimenti, ricevi feedback e impari a scegliere quale postura assumere davanti a ciò che accade realmente nel team.

Non ripeteremo ciò che hai già studiato. Lavoreremo su ciò che accade quando un team non riesce a decidere, evita un conflitto, dipende eccessivamente dal leader o incontra ostacoli organizzativi che non può risolvere da solo. Analizzeremo casi reali, osserveremo situazioni simulate, discuteremo le posture dell’Agile Coach e sperimenteremo conversazioni con feedback specifici.

Perché comprendere una postura non significa saperla assumere nel momento giusto. E accompagnare un team non significa risolvergli i problemi: significa creare le condizioni perché impari a migliorarsi da solo.

A casa acquisisci il linguaggio.
In aula analizzi, sperimenti e impari a scegliere.
Nei team trasformi ciò che hai compreso.

In ogni lezione partiremo da ciò che accade davvero nei team: situazioni reali, decisioni bloccate, conflitti evitati, posture confuse. Attraverso casi, esercitazioni, simulazioni e feedback imparerai a leggere il sistema, riconoscere ciò di cui il team ha bisogno e scegliere consapevolmente come intervenire — senza sostituirti alla sua responsabilità e senza perdere di vista l’obiettivo: un team che cresce fino a non aver più bisogno di te.

A quali domande risponde il corso

  • Che cosa significa davvero fare Agile Coaching e che cosa distingue l’Agile Coach dal Team Coach ICF, dallo Scrum Master e dal consulente?
  • Quale mindset deve incarnare un Agile Coach e quali cambiamenti di mentalità gli permettono di sostenere l’Agile senza trasformarlo in una semplice raccolta di strumenti e procedure?
  • Come puoi riconoscere la postura che stai assumendo e scegliere consapevolmente quando fare coaching, mentoring, training o consulting?
  • Quali responsabilità etiche comportano le diverse posture e come puoi evitare di confondere il team o sostituirti alla sua autonomia?
  • Come si utilizzano presenza, intelligenza emotiva, ascolto, domande e feedback per condurre una conversazione di coaching capace di generare consapevolezza e azione?
  • Come puoi condividere la tua esperienza attraverso il mentoring, offrendo possibilità senza presentarle come verità assolute o soluzioni obbligate?
  • Come puoi accompagnare le persone durante una transizione Agile, aiutandole ad affrontare cambiamenti di ruolo, incertezza e resistenze individuali?
  • Come si progetta un intervento formativo che renda i contenuti comprensibili, coinvolga i partecipanti e favorisca l’applicazione concreta di nuovi apprendimenti?
  • Quali cambiamenti di mentalità sostengono realmente l’Agile e come puoi aiutare il team a comprenderli, sperimentarli e tradurli nel lavoro quotidiano?
  • Come puoi osservare il team come un sistema umano, riconoscerne lo stadio di sviluppo e adattare il tuo intervento alla sua maturità?
  • Come si progetta un Team Kickoff che aiuti le persone a costruire scopo, accordi, ruoli e modalità di collaborazione fin dall’inizio?
  • Che cosa caratterizza un team ad alte prestazioni e come puoi accompagnarne il percorso senza imporre un modello o creare dipendenza dalla tua presenza?
  • Come puoi valutare la salute del team, far emergere conflitti e disfunzioni e svilupparne la capacità di autoconsapevolezza e autogestione?
  • Come si riconoscono gli impedimenti che appartengono al team e quelli che dipendono dal sistema organizzativo, e quando è necessario coinvolgere la leadership?
  • Come puoi costruire contratti e alleanze chiare con il team, lo sponsor e l’organizzazione, sia come Agile Coach interno sia come consulente esterno?

A chi è rivolto il corso

01

Coach formati in percorsi Level 1 ICF o equivalenti

Coach che vogliono portare competenze già solide nel lavoro con team e organizzazioni, ampliare il proprio campo professionale e integrare coaching, mentoring, training e consulting nella pratica dell’Agile Coach.

02

Project manager e responsabili di progetti

Professionisti con un’esperienza significativa nella gestione di progetti che vogliono accompagnare i team oltre la pianificazione e il controllo, favorendo collaborazione, adattamento, apprendimento e orientamento al valore

03

Manager e professionisti che guidano team

Team leader, responsabili di funzione e manager che lavorano quotidianamente con gruppi di persone e desiderano sostenerne l’autonomia, affrontare gli impedimenti e accompagnarne l’evoluzione senza sostituirsi alle loro responsabilità.

04

Professionisti che operano in contesti Agile

Scrum Master, Product Owner, Agile Practitioner e consulenti che conoscono o applicano metodologie Agile e vogliono sviluppare le competenze necessarie per accompagnare persone, team e organizzazioni nei processi di trasformazione.

Sempre più aziende italiane adottano metodologie Agile e cercano professionisti capaci di accompagnare i team verso le alte prestazioni.

(Enel, TIM, Banca Intesa, Unicredit, Ferrovie dello Stato, Demanio, Accenture, Deloitte, E&Y, BIP e molte altre)

Il programma

01 — Incarna il mindset dell’Agile Team Coach

Prima di parlare di tecniche o framework, questo corso parte da una domanda scomoda: cos’è davvero un Agile Coach? Non un consulente tecnico, non un facilitatore di riunioni: qualcuno che incarna un modo di essere prima ancora di un modo di fare.

Presentiamo qui ICAgile e il percorso di certificazione ICP-ACC, e affrontiamo una distinzione centrale per tutto il corso: quella tra l’Agile Coach che lavora con un team in contesto Agile e il Team Coach ICF, che conduce un percorso di team coaching secondo gli standard dell’International Coaching Federation. Territori vicini, ma non identici. Un Agile Coach efficace sceglie tra quattro posture — coaching, facilitazione, mentoring, teaching — quella che il team richiede, non quella più comoda.

Prima dell’incontro: leggo introduzione e primo capitolo, sulla distinzione Agile Coaching/Team Coaching ICF e sulle quattro stance.

In aula: presentazione di ICAgile e ICP-ACC; poi lavoro su casi per riconoscere quando un intervento è coaching, mentoring, facilitazione o formazione — e come cambia la responsabilità etica.

Trappola ricorrente: credere che fare Agile Coaching significhi “fare sempre coaching”, restando in una sola postura qualunque sia il bisogno del team.

Domanda-manifesto: In questo momento, che cosa sto facendo davvero, a servizio del team — l’ho scelto, o l’ho solo ripetuto?

Dopo l’incontro: osservo un momento reale in cui avrei potuto scegliere una postura diversa da quella usata d’istinto.

02 — Utilizza le competenze fondamentali del coaching e del Team Coaching

Intelligenza emotiva, presenza, ascolto, domande potenti e feedback sono alla base della postura di coaching. Le applicheremo nei contesti Agile per generare consapevolezza senza giudicare, suggerire soluzioni o sostituirci alla responsabilità delle persone.

03 — Conduci una conversazione di coaching con il tuo Team

Dall’identificazione del tema all’esplorazione, fino alla scelta di un’azione concreta. Impareremo a condurre una conversazione completa su situazioni Agile, aiutando il cliente a trasformare consapevolezza e apprendimento in un impegno scelto autonomamente.

04 — Assumi consapevolmente la postura del mentore con il tuo Team

Fare mentoring non significa distribuire consigli. Impareremo a mettere a disposizione esperienza e competenza, offrire possibilità con chiarezza e preservare la libertà del mentee di scegliere ciò che è più adatto al proprio contesto.

05 — Accompagna le transizioni di ruolo in contesti Agile

L’Agile modifica responsabilità, identità professionali e relazioni. Esploreremo i cicli individuali del cambiamento, le principali transizioni di ruolo e le resistenze, imparando a distinguere quando fare coaching e quando offrire mentoring.

06 — Forma all’Agile e rendi l’apprendimento applicabile nel Team

Impareremo a progettare esperienze formative utilizzando modalità diverse, contenuti accessibili e verifiche reali della comprensione. Alleneremo la capacità di far sperimentare i cambiamenti di mindset e di spiegare con chiarezza almeno un framework Agile.

07 — Accompagna il team nel viaggio verso l’alta prestazione

Dopo aver visto le quattro posture — coach, mentor, facilitatore, formatore — arriva la domanda che ogni Agile Team Coach si pone: come si arriva all’alta prestazione? La risposta è scomoda: non ci si arriva, non in modo definitivo. L’alta prestazione non è una destinazione, è un momento che emerge, dura, svanisce e — se il team lavora bene — riappare. È un sistema vivente, non una macchina da ottimizzare: il coach non “porta” il team all’alta prestazione, lo accompagna nel viaggio.

Tre verità da tenere ferme: non tutti i team ci arriveranno (a volte il problema è il sistema, non il team); l’alta prestazione è temporanea, fragile, ciclica; e non è l’unico obiettivo — senza sostenibilità, alta prestazione è solo sfruttamento.

Il lavoro si articola su quattro piani: riconoscere le sei caratteristiche osservabili dell’alta prestazione (fiducia e sicurezza psicologica, chiarezza di scopo, autonomia, gestione sana del conflitto, collaborazione, miglioramento continuo); accettare che il viaggio è una spirale, non una linea retta — regressioni comprese, normali e non fallimentari; valutare la salute del team come sistema, usando insieme la piramide di Lencioni, il Team Health Check di Spotify e l’osservazione diretta dei pattern, senza ignorare i fattori ambientali (distribuzione geografica, cultura, impedimenti organizzativi); e infine adattare il proprio stile — Directing, Coaching, Supporting, Delegating — alla maturità del team, muovendosi lungo il continuum da “leading from the front” a “leading from the back”.

Prima dell’incontro: leggo i paragrafi 6.3.1–6.3.4 — le sei caratteristiche dell’alta prestazione, i cicli di sviluppo/energia/apprendimento, i tre modelli di valutazione della salute del team, i quattro stili di coaching situazionale.

In aula: ogni partecipante porta un team reale e lo colloca su tre assi — dove si trova nel ciclo (Forming/Storming/Norming/Performing), quale disfunzione di Lencioni è più presente, quale stile di coaching sta usando oggi rispetto a quello che il team richiederebbe. Confrontiamo le letture in piccoli gruppi: spesso emerge un disallineamento tra lo stile agito e la maturità reale del team.

Trappola ricorrente: trattare una regressione come un fallimento da correggere in fretta invece che come una fase normale da attraversare — restando nello stile Directing molto oltre il momento in cui il team ne avrebbe bisogno.

Domanda-manifesto: Il mio stile sta rendendo questo team più autonomo, o più dipendente da me?

Dopo l’incontro: scelgo un team che accompagno e applico un Team Health Check (o l’osservazione diretta dei pattern) per una fotografia onesta della sua salute attuale.

08 — Lavora con conflitti e disfunzioni nel team

Ogni team ha conflitti, ogni team ha disfunzioni — chi dice il contrario lo sta nascondendo. Il conflitto evitato non scompare: si accumula, diventa tossico, esplode. Il compito dell’Agile Team Coach non è eliminare il conflitto, ma trasformarlo da distruttivo a sano, lavorando su tre livelli integrati: i comportamenti (far emergere e facilitare il conflitto in superficie), le capacità (autoconsapevolezza e autoregolazione del team, con la Self-Determination Theory e la Finestra di Johari), e la prospettiva (vedere il team come sistema umano, dove il conflitto tra due persone spesso è il sintomo di una dinamica sistemica — priorità non allineate, incentivi sbagliati, mancanza di trasparenza — non una colpa individuale).

Prima dell’incontro: leggo i paragrafi 6.4.1, 6.4.2 e 6.4.3 — segnali del conflitto nascosto e conflict competency; SDT e Finestra di Johari; team come sistema e dinamiche ricorrenti (free-riding, blame shifting, specializzazione profonda).

In aula: ogni partecipante porta un conflitto reale osservato in un team. Insieme lo leggiamo su tre livelli: cosa è visibile (comportamenti), cosa rivela sulla consapevolezza del team, e quale dinamica sistemica potrebbe starci dietro. Proviamo poi una tecnica per far emergere disaccordo latente (Fist to Five o Pre-Mortem) su un caso portato in aula.

Trappola ricorrente: risolvere il conflitto al posto del team — “ok, facciamo così, problema risolto” — lasciandolo dipendente invece che più competente.

Domanda-manifesto: Sto trattando questo conflitto come colpa di una persona, o come segnale di un sistema?

Dopo l’incontro: osservo un team che accompagno e provo a nominare — senza risolvere — un conflitto che finora è rimasto sotto la superficie.

09 — Riconosci e affronta gli impedimenti organizzativi

Fin qui abbiamo lavorato dentro i confini del team — postura, mentoring, teaching, alta prestazione, conflitto. Ma ci sono ostacoli che il team non può sciogliere da solo, per quanto competente: strutture rigide, processi lenti, incentivi individuali, una leadership che non capisce — o non sostiene — il cambiamento. Non sono eccezioni: sono il paesaggio normale in cui la maggior parte dei team agili opera.

Il lavoro dell’Agile Team Coach qui si articola su due piani. Il primo è riconoscere e catturare: usare SCARF per leggere le reazioni emotive come minacce percepite (status, certezza, autonomia, relazione, equità) e non come cattiva volontà; rendere gli impedimenti visibili su una impediment board; categorizzarli per livello di risoluzione; raccogliere dati che trasformino una lamentela in un business case; distinguere ciò che è risolvibile da ciò che va solo mitigato. Il secondo piano è saper coinvolgere la leadership quando serve — distinguendo impedimenti di team (risolvibili dall’interno) da impedimenti organizzativi (che richiedono autorità e risorse fuori dal perimetro del team), riconoscendo i segnali che chiedono escalation, e portando la richiesta con dati, proposte di direzione, tono collaborativo e follow-up — mantenendo l’ownership nel team, non nel coach.

Prima dell’incontro: leggo i paragrafi 6.5.1 e 6.5.2 — identificazione e cattura degli impedimenti (SCARF, impediment board, strategie di mitigazione) e il coinvolgimento della leadership (le quattro domande diagnostiche, i segnali di escalation, come formulare la richiesta).

In aula: ogni partecipante porta un impedimento reale del proprio team. Applichiamo le quattro domande diagnostiche per classificarlo (team vs organizzativo), poi — se organizzativo — costruiamo insieme in piccoli gruppi una richiesta di escalation: dati, impatto quantificato, proposta di direzione, canale e momento giusti.

Trappola ricorrente: il coach che si trasforma in postino, portando lamentele alla leadership al posto del team — invece di aiutare il team a formulare e presentare la richiesta in prima persona.

Domanda-manifesto: Questo ostacolo è davvero fuori dal perimetro del team, o stiamo evitando di provare a risolverlo dall’interno?

Dopo l’incontro: scelgo un impedimento ricorrente in un team che accompagno, lo classifico con le quattro domande diagnostiche e, se organizzativo, preparo — insieme al team, non al posto suo — i dati per una possibile escalation.

10 — Definisci contratti, confini e alleanze di Agile Team Coaching

Fin qui abbiamo lavorato dentro le posture del coach — cosa fare quando sei nella stanza con il team. Questo incontro chiede una domanda diversa, che viene prima di tutte le altre: da dove comincio, e a quali condizioni? Definire i confini non è burocrazia né un atto difensivo — è chiarezza. Senza di essa, rischi di diventare tutto per tutti: facilitatore, project manager ombra, psicologo del team, capro espiatorio quando le cose non vanno. E quando sei tutto, non sei niente.

Due strumenti distinti lavorano insieme. Il coaching contract è la cornice: cosa farai e cosa non farai, obiettivi (performance, non outcome — il team controlla la performance, non il KPI di business), informazioni che cercherai, ruolo tuo e altrui, consegne, cosa ti serve da loro, tempi, confidenzialità, feedback reciproco. La coaching alliance è il quadro vivo dentro quella cornice: la conversazione bidirezionale — con il team, non solo con l’individuo — su come volete essere accompagnati, come preferite ricevere feedback, quali segnali indicano che sto sfidando troppo o troppo poco. Non si firma una volta: si rinegozia dopo le prime sessioni, a metà percorso, quando qualcosa non funziona, quando il contesto cambia.

A questo si aggiunge una distinzione strutturale che cambia tutto: essere coach interno o esterno non è un dettaglio logistico. L’interno ha accesso e continuità, ma deve esplicitare limiti di neutralità, confidenzialità e capacità di sfidare lo status quo. L’esterno ha neutralità e libertà di sfida, ma deve negoziare l’ingresso, rispettare il ritmo del sistema, e lavorare per la propria obsolescenza. In entrambi i casi, il principio è lo stesso: dire ad alta voce chi sei, cosa puoi fare, cosa no.

Prima dell’incontro: leggo i paragrafi 7.1.1, 7.1.2 e 7.1.3 — il coaching contract, la progettazione dell’alleanza (con l’individuo e con il team), le differenze tra coach interno ed esterno.

In aula: ogni partecipante scrive in dieci minuti il proprio coaching contract per un team reale (3 righe: cosa farò, cosa non farò, cosa mi serve da loro). Poi, in coppia, si prova la conversazione di alleanza usando due o tre domande chiave — “come vuoi essere accompagnato”, “quali segnali ti dicono che sto sfidando troppo” — e si dà feedback su quanto suonava paritario e concreto.

Trappola ricorrente: saltare il contratto e l’alleanza perché “sembrano poco Agile”, per poi ritrovarsi dopo poche settimane a interpretare ruoli mai negoziati — project manager ombra, mediatore, capro espiatorio.

Domanda-manifesto: Ho reso esplicito cosa farò, cosa non farò, e cosa mi serve da loro — o sto lavorando su un’aspettativa che nessuno ha mai dichiarato?

Dopo l’incontro: scelgo un team che accompagno (o inizierò ad accompagnare) e scrivo il coaching contract, distinguendo obiettivo di performance da KPI di contesto.

In ogni lezione collegheremo principi e strumenti a situazioni reali. Attraverso casi, esercitazioni, simulazioni e feedback, imparerai a riconoscere ciò di cui il team ha bisogno e a scegliere consapevolmente la postura più utile, senza sostituirti alla sua responsabilità.

Iscriviti alla prossima masterclass

Prossima edizione: 14/1/2027

Durata: 10 incontri online ogni due settimane dalle 18:00 alle 20:30 (14/1, 28/1, 11/2, 22/2, 11/3, 25/3, 8/4, 22/4, 6/5, 20/5)

Certificazioni: 40 Ore CCE ICF (In fase di accreditamento)

Quota di iscrizione: 1.599€ Iva Inclusa

Sconti Early bird: 200 euro per iscrizioni entro ottobre 2026 e 100 euro entro novembre 2026.

Per iscriversi:

  • Compila il modulo di iscrizione che ti abbiamo inviato per email. Lo puoi scaricare anche cliccando qui;
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