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Ia brochure dei nostri corsi per l’accreditamento ICF
Level 1 & Level 2
C’è un momento in cui smetti di cercare risposte e inizi ad aiutare gli altri a trovarle. Quel momento si prepara: con metodo, pratica e la profondità che solo chi fa ricerca può trasmettere. Due corsi accreditati ICF per avviarti alla professione. E se vuoi capire come insegniamo prima di iscriverti, leggi i libri della collana: sono il corso.
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FREE BOOK · AGILE TEAM COACHING CERTIFICATION
qui prende forma il tuo percorso
La prossima edizione dei corsi è prevista per il 14 ottobre 2026
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Le 8 Core Competencies ICF sono il cuore del corso e il fondamento di ogni coach eccellente: dalla presenza e l'etica, alla relazione di fiducia, all'ascolto attivo e alle domande potenti, fino alla capacità di far crescere il coachee, il tutto incarnando il coaching mindset in ogni momento della sessione.
Siamo i primi al mondo ad averle studiate così a fondo da scriverne un libro di oltre 400 pagine: per trasmetterti non solo le tecniche, ma la padronanza profonda che fa la differenza in ogni sessione.
La motivazione non è uno stato d'animo: è ciò che ci mette in movimento. Ma verso cosa? E perché?
Partendo da Aristotele e dall'eudaimonia, passando per la Self-Determination Theory di Deci e Ryan, i tre bisogni fondamentali di autonomia, competenza e relazione, fino al Flow di Csikszentmihalyi e alle potenzialità di Seligman: imparerai a leggere il DNA motivazionale del tuo coachee e a lavorarci con metodo, profondità e strumenti pratici da portare in sessione già il giorno dopo.
Ogni volta che un coachee parla, ci dice molto più di quello che crede e molto meno di quello che pensa. Tra l'esperienza vissuta e le parole usate per raccontarla si insinuano tre filtri invisibili: le generalizzazioni, che trasformano un episodio in una legge universale ("non riesco mai"); le nominalizzazioni, che congelano un processo vivo in un oggetto inamovibile ("la mia ansia", "il mio fallimento"); le distorsioni, che alterano la realtà attraverso interpretazioni presentate come fatti ("se non mi ha risposto è perché non mi rispetta").
Riconoscere questi filtri non è un esercizio linguistico: è la competenza che permette al coach di andare oltre la superficie e aprire spazi di consapevolezza reale.
Il professional branding non è una questione di logo, di LinkedIn curato o del disegno del proprio sito web. È il lavoro più profondo che un professionista possa fare su sé stesso: capire chi è, cosa rappresenta, come vuole essere percepito e, soprattutto, come comunica tutto questo in modo autentico e coerente.
Nel corso impariamo a lavorare sull'identità personale e professionale, a costruire un messaggio chiaro e riconoscibile, a comunicarsi con efficacia nei diversi contesti. Una competenza doppiamente preziosa: come coach, per accompagnare i clienti in questo percorso; come professionista, per lavorare su sé stessi e costruire una presenza che rispecchi davvero chi si è.
Il carisma non è un dono riservato a pochi eletti: è una competenza che si costruisce, si allena e si affina nel tempo. In questa lezione esploriamo cosa significa essere un leader carismatico: come sviluppare una presenza autentica, come comunicare con impatto, come ispirare fiducia senza recitare un personaggio.
Impariamo a lavorare sulla capacità di stare nella stanza, fisicamente ed emotivamente, in modo che le persone sentano chi sei prima ancora che tu apra bocca. Anche qui la doppia valenza è tutto: come coach, per aiutare i tuoi clienti a scoprire e amplificare il loro carisma naturale; come professionista, per diventare la versione più autorevole e autentica di te stesso.
Un leader carismatico sa chi è e sa stare nella stanza. Ma il carisma da solo non basta: un leader è votato al fare, e oggi più che mai a innovare. In un mondo BANI, fragile, ansioso, non lineare, incomprensibile, le vecchie mappe sono carta straccia e le best practice di ieri sono le trappole di oggi.
In questo scenario la creatività non è un talento riservato a pochi eletti: è la competenza strategica di sopravvivenza del leader contemporaneo. Impariamo a stimolare il pensiero divergente, generare opzioni, sospendere il giudizio, fare connessioni inaspettate, e a costruire ambienti dove le idee del team possono emergere senza paura.
Una competenza doppiamente preziosa: come coach, per accompagnare i clienti a sbloccare il loro potenziale creativo; come leader, per trasformare il caos in possibilità.
Generare idee è solo metà del lavoro. L'altra metà, quella che fa la differenza tra chi innova davvero e chi spreca tempo e soldi, è testare prima di costruire. Quante volte siamo convinti di avere la strada giusta, investiamo mesi di energia e risorse, e poi la realtà ci dice che avevamo torto?
Nel business come nella vita privata, la metodologia Lean Startup ci insegna una disciplina mentale precisa: non innamorarti dell'idea, identifica l'assunzione più rischiosa e testala nel modo più veloce ed economico possibile, prima di tutto il resto. Build, Measure, Learn: costruisci il minimo esperimento, misura, impara, e poi decidi se perseverare o cambiare rotta.
Una competenza doppiamente preziosa: come coach, per aiutare il coachee a non investire tutto in una direzione sbagliata; come leader, per costruire una cultura dell'esperimento invece che della paura di sbagliare.
Hai generato idee con creatività. Hai testato le più rischiose con il metodo Lean. Ora è il momento di costruire, ma non come si faceva prima. Il vecchio modello waterfall, analisi, design, sviluppo, rilascio, tutto in sequenza e pianificato a tavolino, è una prigione in un mondo che cambia mentre stai ancora disegnando il Gantt.
Il Leader Agile non rinuncia all'esecuzione: la fa meglio. Cicli brevi, consegne frequenti, feedback continuo. Non aspetta la versione perfetta: rilascia valore adesso, impara, aggiusta. E soprattutto cambia il modo di guidare il team: non più controllo, ma fiducia; non più "io so come si fa", ma "ascolto chi sa cose che io non so"; non più io decido, ma noi costruiamo insieme.
Quattro ruoli in uno, insegnante, mentore, facilitatore, coach, al servizio di un solo obiettivo: far crescere l'autonomia e la responsabilità delle persone. Perché un leader agile non è chi corre più veloce. È chi sa danzare con l'incertezza senza perdere la rotta.
Creatività, sperimentazione, esecuzione agile. Tutto perfetto, sulla carta. Ma c'è un problema che nessun metodo risolve da solo: il nostro cervello.
Kahneman lo ha dimostrato: abbiamo due sistemi di pensiero. Il Sistema 1 è veloce, istintivo, efficiente e pieno di trappole. Il Sistema 2 è lento, riflessivo, faticoso, e quasi sempre lo teniamo spento. Il risultato? Ci innamoriamo delle nostre idee invece di testarle. Continuiamo a investire in progetti fallimentari perché "ci abbiamo già messo troppo". Agiamo prima di capire.
Il Leader Consapevole non è quello che non ha bias: è quello che li riconosce, rallenta il pensiero automatico, e sceglie consapevolmente invece di reagire. Perché un leader cieco ai propri punti ciechi, per quanto creativo e agile, prima o poi si schianta.
Le emozioni non sono il problema. Sono il segnale. Il problema è quando le lasciamo guidare senza saperlo: quando ci arrabbiamo e diciamo cose che non pensiamo, quando ci entusiasmiamo e prendiamo decisioni che non reggeranno alla prova del lunedì mattina, quando ci innamoriamo di un'idea e smettiamo di vedere la realtà.
Goleman lo ha dimostrato con le neuroscienze: l'amigdala agisce prima che la neocorteccia abbia finito di pensare. La via breve è velocissima, istintiva, e piena di trappole. Boyatzis ha misurato il resto: quando siamo nel NEA, il Negative Emotional Attractor, il cervello si chiude, la creatività sparisce, il cambiamento diventa impossibile. Non perché siamo deboli. Perché siamo umani.
Il Leader che gestisce le emozioni non è quello che non le sente. È quello che le riconosce, le nomina, e sceglie come rispondere invece di reagire in automatico. Perché chi non governa le proprie emozioni, prima o poi, le lascia governare le proprie decisioni.
Il coaching one to one è una danza a due: coach e coachee, presenza e domanda, silenzio e insight. Il team coaching è qualcosa di più complesso: è lavorare con un organismo vivente, fatto di relazioni, tensioni, storie, energie che si intrecciano in modi che nessun individuo da solo può vedere del tutto. Il team non è la somma degli individui che lo compongono. È qualcosa di più, e a volte di meno. Dipende da come quelle persone stanno insieme.
L'ICF ha esteso le sue Core Competencies anche al team coaching: il framework non cambia nella sostanza, cambia la scala. Il coach lavora con il team come sistema, non con i singoli individui. L'ascolto attivo diventa ascolto sistemico: leggi l'energia della stanza, osservi chi tace, chi si irrigidisce, chi annuisce troppo in fretta. Le domande potenti si rivolgono al sistema: "Come team, cosa state evitando di guardare?", "Qual è la conversazione che non state avendo?".
Ma il team coach non fa solo coaching. Il modello ICAgile introduce le quattro stances: Coaching (stimolo riflessione e autodeterminazione), Facilitazione (sostengo la collaborazione e i processi decisionali), Mentoring (condivido esperienza e prospettiva), Teaching (trasferisco conoscenze e pratiche). La maturità professionale sta nel riconoscere quale stance serve in quel momento, e nel muoversi tra queste con leggerezza e intenzione. Il coach che usa sempre la stessa postura non sta servendo il sistema. Sta servendo la propria abitudine.
Nel corso imparerai a vedere il sistema senza giudicarlo, a nominare ciò che accade senza risolverlo, a scegliere la stance giusta nel momento giusto. Imparerai tecniche concrete: Team Kickoff, Retrospettive, Working Agreements, Conflict Resolution. Imparerai a leggere le fasi di sviluppo del team (Forming, Storming, Norming, Performing) e a lavorare con le disfunzioni di Lencioni. Non è una tecnica. È un modo di stare con il team: radicato, curioso, al servizio del sistema.
Più di metà del tempo del corso è dedicato ad esercitazioni pratiche che ti permetteranno di applicare immediatamente ciò che hai imparato.
Le Observed Coaching Sessions e le Mentoring Sessions si svolgono sia durante le ore di lezione, sia, soprattutto, fuori dall'orario del corso (martedì e giovedì sera dalle 18 alle 20), con la possibilità di assistere a tutte le sessioni che vuoi, fino a 200 nel corso dell'anno. Momenti preziosi per vedere la teoria applicata in pratica, osservare come coach esperti gestiscono situazioni reali, e imparare dall'esperienza diretta di chi è già sul campo.
Il Level 1 ne prevede un numero minore.
Abbiamo creato più di 100 test di esercitazione che ti permetteranno di simulare più volte l'esame online ICF. Avremo occasione in aula di sperimentarne alcuni capendone la logica, per permetterti poi in autonomia di esercitarti.
Vedremo inoltre le modalità di accreditamento e come funziona il mondo ICF, i livelli di accreditamento, le differenze e tutte le opportunità che il mondo dell'International Coach Federation offre.
Le pagine social non funzionano. O meglio: funzionano per chi ha già una reputazione consolidata, ma se stai partendo da zero, postare contenuti su LinkedIn sperando che qualcuno ti contatti è come lanciare messaggi in bottiglia nell'oceano.
La verità scomoda è che il coaching non si vende con un post motivazionale. Si vende con la relazione, la fiducia, la reputazione costruita nel tempo. E soprattutto: la maggior parte del mercato è nel coaching acquistato da aziende, non da privati, e questo richiede un approccio commerciale specifico, molto diverso dal marketing B2C.
Nel corso imparerai a costruire la tua strategia di avviamento partendo da te: dalle tue caratteristiche peculiari, dalla tua storia professionale, dalle tue reti relazionali, dalle risultanze del lavoro sul personal brand che avrai fatto durante il master. Mauro Beretta condividerà best practice concrete su come approcciare le aziende, come costruire relazioni con HR e decision maker, come posizionarti in un mercato B2B dove la fiducia si costruisce in modo diverso rispetto al cliente privato.
Non esiste "la strategia" per diventare coach. Esiste la tua strategia, quella che funziona per te, non per il guru di turno.
Una volta al mese si organizza un incontro dove tutti gli alumni del master si possono confrontare su aspetti metodologici e professionali, supportati da Mauro Beretta.
Inoltre, per chi passerà la Performance Evaluation finale (solo Level 2) con una percentuale di markers maggiore dell'80% ci sarà la possibilità di praticare presso veri coachee che lavorano in aziende partner, per accumulare esperienza e ore utili all'accreditamento ICF.
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Dal 12/11, il martedì e il giovedì sera dalle 18 alle 20, si terranno Observed Coaching Sessions e Mentor Coaching Sessions.
Se desideri un confronto diretto con i docenti, iscriviti a un webinar di presentazione. Prima di iscriverti, dovrai prenotare un appuntamento con Mauro Beretta: solo dopo il colloquio potrai inviare il modulo e la copia del bonifico di acconto cliccando su iscriviti.